“Elisa era nata intelligente. Dall’alba al tramonto imprecava contro le vacche e le gerle di letame, contro il freddo, la noia, la cena e il ripetersi identico dei giorni. La scuola le aveva agitato l’ambizione e infiammato la fantasia. Curiosa, si era messa a leggere di donne che ricamavano al caldo dentro lussuosi saloni e dipingevano il paesaggio che entrava dalla finestra, ridacchiando timide e pettegole di cavalieri romantici, fidanzati o sposi che offrivano petali profumati, governavano le sorti d’immensi territori e godevano di fiorenti ricchezze, mentre dei figli che nascevano in quella bambagia si occupavano balie e precettori. Altre, invece, vissute cent’anni prima di lei, avevano gustato destini vibranti, amori infelici e viaggi dentro la Storia palpitante, finite in esilio per aver preteso libertà pubbliche e domestiche, sempre in rivolta dentro salotti che portavano il loro nome. Dalle letture aveva capito che il suo destino avrebbe potuto essere altrove, ma era lì e puzzava di becco.”