Riconosciamo lo Stato di Palestina

Gianni Priano

nato nel 1962 a Genova Sestri perché l’ostetrica era dell’ospedale di Genova Sestri però poi lui per vivere ha vissuto a Genova Voltri.

Suo papà era proprio di Voltri, di Voltri-Voltri e sua mamma dei Pliz, cioè dei Peruzzi, che i Peruzzi sarebbero la campagna di Molare (dove il Piemonte smette di essere Piemonte e la Liguria tracheggia). Di mestiere fa l’insegnante e, di non si sa cosa, lo scrittore.

I prati bruciare
2025, pp. 178 + XVI
“Da bambino mi vestivo da prete. Non so se fossi innamorato di Dio. Forse più di Gesù. Che è Dio e non è Dio, così come ogni figlio è il padre e non è il padre. Con mia nonna seguivo la poesia della liturgia, con mio papà andavo a messa la domenica. Da bambino con la nonna andavo dietro alle rose di Santa Rita, al pane benedetto di san Biagio, ai sepolcri, alle candele della candelora, alla Via Crucis. La messa la sentivamo, io e mio papà, nel coro, dietro l’altare, infilati in quello scranno di noce marrone scuro disposto a semicerchio, che aveva lo spazio per appoggiarci i gomiti. Mettevamo i gomiti in quelle scanalature, intrecciavamo le dita delle mani. Che puoi stare a mani giunte come un santino o come un bambino della comunione o puoi intrecciare le dita delle mani e bon. Noi, io e mio papà, intrecciavamo le dita delle mani.”