Riconosciamo lo Stato di Palestina

Giorgio Genetelli

Preonzo, 1960.

Narratore ticinese libertario e intemperante; è sopravvissuto alla scuola cercando di farsi fare meno male possibile; lo hanno indirizzato alla falegnameria; è diventato giornalista sportivo.

Tra i suoi romanzi: Il becaària (ANAedizioni, 2010), La partita Edizioni Ulivo, 2018), Merluz Vogn (Gabriele Capelli, 2020), oltre alla raccolta di racconti La conta degli ostinati (Gabrielle Capelli, 2017). Cura il blog https://liberatorio2016.wordpress.com.

Ingombranti. Una raccolta
2025, pp. 210.
Il Frank accende una paglia stazionando al volante col motore acceso. Il Gene e il Gas entrano con l’aria di due clienti poco abbienti. Dentro, due anziani e la solita donna incinta, che nella letteratura delle rapine non manca mai e di solito fa casino. Questa, almeno, sta seduta a leggere. – Questa è una rapina! – esclama il Gene a mani nude. Fa parte del piano che parli lui, il Gas preferisce agire muto. – Non ci sono soldi – replica la ragazza allo sportello, vestita come una della defunta Swissair. Istante di smarrimento. – Come non ci sono soldi? – chiede il Gene allibito, mentre il Gas arretra di un passo e guarda in alto per sincerarsi, dove in effetti sta scritto Banca Ticinese. – Non leggete più i giornali? – No! I due vecchi borbottano, la donna incinta alza gli occhi dalla rivista con somma compassione. – Beh, riassumendo, questa banca è stata svuotata dai suoi amministratori. Il contante è andato con loro – spiega con dolcezza la ragazza allo sportello…”
Arcaneide - una fine del mondo
2026, pp. 142 + XIV
‘Là fuori, non hanno rispetto del fuoco e bruciano le bestie prima di mangiarle. Mangiano tutto, non lasciano niente per domani. Allevano agnelli, conigli, asini, oche, tacchini e vitelli. Tutto. Era però un recriminare feroce quando ne uccidevo uno io, per fame. Se ho fame cosa devo fare? Chiedere? Non parlo la loro lingua, se mi vedono imbracciano le armi, buttano via gli anvanzi invece di lasciarli a me. Con le loro case hanno invaso i pascoli e scacciato i boschi. Eppure, non fanno che lagnarsi. E sprare. Non riesco a capirli, non riesco a capire. Conosco solo la mia fame e la mia rabbia, sono quello che sono, non posso cmbiare. Vado furtivo con il peso della mia pena. O resisto o muoio.”